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FILOCALIA OCCIDENTALIS II: PER IMPARARE A PREGARE

  È uscito il secondo volume (di tre) della Filocalia Occidentalis, un'opera di importanza epocale che raccoglie i testi dei Padri occidentali, da Tertulliano al certosino Guigo II, con l’inserzione di due autori orientali, Evagrio Pontico e Isacco di Monteluco.   Ogni volta che un a nazione o il mondo intero vivono una profonda crisi, occorre certamente analizzare a fondo le cause sociali, politiche, economiche, antropologiche; insomma le cause seconde. La fede però ci spinge più a fondo, a rintracciare una causa ultima, che non è valida solo per chi ha la fede, ma per tutti, che lo si riconosca o meno. «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore,  con che cosa lo si potrà render salato? [...] Voi siete la luce del mondo» (Mt. 5, 13-14). Così Gesù si rivolge ai suoi discepoli, non perché faccia affidamento sulle loro virtù o sulle loro capacità, ma perché Egli sa che l’unione intima con Lui stesso che è Sapienza incarnata e Luce del...

TIMORE DI DIO

Giuseppe di Vatopedi:  timore di dio   Nella mente che Dio ha donato all’uomo, c’è un certo principio di conoscenza naturale che ci aiuta a distinguere tra il bene e il male. Questa proprietà non è andata perduta dopo la caduta e, grazie ad essa, una persona può comprendere il significato della sua esistenza, nonché lo scopo di tutto ciò che è stato creato e quindi guadagnare la fede. Se una persona non viene corrotta dalle false teorie di quanti hanno perso la testa, e segue la retta via della fede verso il Dio Creatore, allora mentre cerca di osservare i comandamenti, nella sua anima inizierà a nascere il timore di Dio. Questo timore è il frutto della Grazia divina. È una specie di riflesso della fede. Non si tratta di paura psicologica, né, tanto meno, il timore di Dio presenta delle somiglianze con la codardia o il pregiudizio. Esso è unico nel suo genere, e può avere varie manifestazioni, che cercheremo di descrivere.  Il fondamento d...

PREGHIERA DEL CUORE

- A cura delle monache benedettine del Monastero san Benedetto di Milano. - Un’affascinante introduzione parte dalla domanda dei discepoli a Gesù: “insegnaci a pregare” e presenta nella figura di Ignazio di Antiochia il modello dell’amore appassionato per Cristo. L’evidente trasporto con cui l’A. presenta la preghiera accende il desiderio di leggere queste pagine che rivelano lo scopo appassionato di chi scrive: orientare il desiderio del lettore a Dio attraverso la preghiera contemplativa e una vita spirituale autentica e fedele. Una biografia essenziale di Paisij e una limpida introduzione all’esicasmo offrono la chiave per leggere con consapevolezza gli scritti di Paisij. Con concisione e chiarezza l’A. traccia il filo che congiunge la ricerca del monachesimo orientale antico alla preghiera athonita: la purificazione del cuore, il combattimento spirituale, il penthos che tiene lontana l’akedia, l’assiduità alla salmodia. Ma l’impegno ascetico, pur necessario, non darebbe alcun frutt...

DIVENTARE VERI MONACI

Gabriel Bunge,  Diventare monaci. Per un rinnovamento del monachesimo occidentale secondo la Regola di San Benedetto , a cura di M. Di Monte, Monasterium 2020. «Il compito del monaco è, semplicemente, di resistere, in mezzo ai suoi fratelli, alla tentazione del  sonno del mondo  e di tener viva la fiamma della speranza del Signore  che viene . La forza di resistere gli giunge dalla preghiera.» Sottesa all’argomento principale del volume di Gabriel Bunge – monaco benedettino, poi eremita, infine accolto nella Chiesa ortodossa, e grande studioso dei Padri – c’è una riflessione sul tempo, sull’arco teso tra il  principio  e la  fine , tra la prima e la seconda venuta di Cristo. Questa tensione ha introdotto una novità nel fluire del tempo, cioè la certezza di una meta che relativizza il presente. Il cristiano dunque sta su questa via, la percorre con altri senza farsi distrarre dal mondo, ascoltando i santi che l’hanno percorsa prima di lui, obbendendo ai...

LO SCOPO DELLA VITA

di SAN NETTARIO DI EGINA  Nulla è più grande di un cuore puro, perché un cuore simile diventa trono di Dio. E cosa c’è di più glorioso del trono di Dio? Naturalmente, proprio nulla! A proposito di coloro che hanno un cuore puro Dio dice: “Abiterò e camminerò in mezzo a loro; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (2 Cor. 6,16). Chi oserebbe ancora affermare di essere più felice di queste persone? Di quali beni esse potrebbero pensare di essere private? Tutti i doni e tutti i beni del Santo Spirito non si trovano nelle loro anime felici? Cosa manca ad esse? Invero, non soffrono di nulla perché custodiscono nell’anima loro la ricchezza più preziosa: Dio.     Le fondamenta della Chiesa sono i Profeti e gli Apostoli. La pietra angolare è il Salvatore. Le colonne sono i Padri che hanno conservato l’unità della fede. Le pietre sono i fedeli.     Scopo della nostra vita è raggiungere la perfezione e la santità. Divenire figli degni di D...

ACCOGLIAMO LA LUCE PASQUALE

1. Nel tempo accetto ti ho ascoltato, e nel giorno della salvezza ti ho aiutato, disse il Signore per bocca di Isaia [Is 49,8]. È dunque bello, oggi, annunciare alla vostra carità il detto dell’Apostolo: Ecco il tempo bene accetto, ecco il giorno della salvezza. Respingiamo dunque le opere della tenebra, rivestiamoci delle armi della luce. Comportiamoci onestamente come di giorno [Rm 13, 12-13]. Si avvicina, infatti, la memoria della passione salvifica di Cristo, e la Pasqua, nuova, grande, spirituale, il premio della pace, il proemio della vita futura. Ce lo preannunzia Lazzaro, che risalì dagli abissi degli inferi: egli, alla sola voce e al solo comando di Dio, che ha il potere sulla vita e sulla morte, pur dopo quattro giorni, risuscitò dalla morte [cfr Gv 11, 1- 44]. I fanciulli e il popolo innocente, per ispirazione dello Spirito santo, celebrano con canti colui che fu riscattato da morte, colui che riconduce le anime dagli inferi, e dona vita per sempre all’anima e al corpo...

VIVERE CRISTIANAMENTE NEL TEMPO DELLA PANDEMIA

San Cipriano di Cartagine SULLA MORTALITÀ DELL’UOMO De mortalitate A cura di padre Michele Di Monte e  don Simone Garavaglia Introduzione «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15) Era stata una delle tante insidie durante la marcia di Israele nel deserto del Sinai: i serpenti velenosi che si annidavano tra le pietraie. Il riferimento è all’episodio dell’Esodo in cui gli Ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono [1] . Allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo veniva guarito. Il racconto sottolinea che la liberazione dalla morte avveniva solo se si alzava lo sguardo e si contemplava il serpente di bronzo, cioè se si aveva uno sguardo di fede nei confronti di quel « simbolo di salvezza », come lo def...